lunedì 7 febbraio 2022

Elektra e01.02

DM MasterUju

Ti appoggi ad una roccia, sei esausta come poche altre volte nella tua vita.
Ti ci vogliono molti minuti per tornare in te e smettere di avere paura, altri ancora prima di renderti conto che come l'altro ingresso della grotta anche questa radura è stata di recente il teatro una cruenta battaglia. Ma nonostante tu sia cresciuta chiusa in gabbia e costretta in schiavitù non sei una stupida e riconosci subito la moltitudine di frecce piantat negli alberi intorno, il loro bagliore si è affievolito ma di certo sono le stesse della donna che ti ha appena tratta in salvo.

Il suono dello scontro tra i non morti e le guardie al soldo dei maghi rossi ormai è lontano e non riesci più a sentirlo, adesso ci sono solo i rumori del bosco che in barba a tutti gli orrorri di poco fa sembrano del tutto ignari e dimentichi del tuo destino.

"Ragazza, ehi, ragazza..." dice un sibilo nel vento...

Ti guardi intorno ma non riesci a capire da dove provenga la voce, devi fare uno sforzo e seguire come meglio ti riesce le tracce dello scontro attorno a te.
Per un momento ti sorprendi di come come questa cosa ti riesca facilmente....
In coda alle tue incertezze ti rendi conto della provenienza della voce, segui il suo suono tra gli alberi e incorniciata da un oceano di frecce incantante vedi la bestia inchiodata ad un albero molto grande nel bel mezzo di una radura.

Avevi visto molti suoi simili nei disegni degli arazzi dentro le grandi sale dove servivi da bambina, ma di solito le creature che i maghi rossi chiamano tigri sono di colore arancione con strisce nere, questa ha il pelo di un acceso e innaturale verde adornato da strisce di colore arancione brillante.
Una freccia le tiene una spalla inchiodata all'albero, una spada ricurva sta a terra davanti a lei... 

"Toglimi la freccia, liberami..." sussurra adagio.
(...)


Elektra

Mi avvicino piano, impaurita ma molto curiosa. Dal vivo era qualcosa di spaventoso e contemporaneamente molto eccitante. Sicuro era l'adrenalina che mi circolava in corpo ad inebriarmi il cervello. Sembrava immobile e addormentata, ma era evidente che era stata lei a chiedermi di essere liberata. Il suo pelo riluceva tra i raggi di sole che attraversavano le foglie, era quasi ipnotico con quei colori.
La tentazione di toccarlo era fortissima... ad un tratto mi ridestai completamente. Ero arrivata ormai ad un palmo dalla freccia e la mia mano protesa verso il pelo in realtà stava per afferrarla... ma l'altra aveva toccato inavvertitamente l'elsa della spada.
Ne seguii i lineamenti con un dito e dimenticai per un attimo la tigre. Era invitante e ci strinsi lentamente la mano attorno, senza nemmeno pensarci due volte. Tirai e dopo un leggero inizio di resistenza, si sfilò dal terreno con molta semplicità e un suono fluido. Me l'ero immaginata decisamente più pesante, mentre in realtà era leggera e maneggevole. Sembrava quasi della mia misura... 

Il riflesso verde e arancione sulla spada mi riportò alla richiesta che avevo udito.
Liberarla o no? Non sapevo nemmeno perché fosse in quello stato. Era chiaro che aveva avuto uno scontro con la donna che mi aveva appena salvato. Ma perché?
E se la donna era mossa dal senso del giusto, come mi aveva dimostrato attaccando quelle orrende creature, come potevo fidarmi di una grossa bestia che ella stessa aveva dovuto affrontare in una lunga battaglia?
D'altro canto comprendevo enormemente quella sensazione di prigionia nella quale ti senti impotente, indifeso e con zero aspettative senza un aiuto esterno.
Non ero nata per giudicare gli altri e qualunque fosse il motivo per cui si trovata inchiodata all'albero non significava di certo che potesse essere certamente malvagia o che fosse costretta a restarci a vita.

"Non so chi sei, né perché ti trovi in questa situazione. Non sarò di certo io a decidere il tuo futuro, ma sono disposta a lasciarti la libertà di vivere la tua vita se tu concederai a me lo stesso privilegio."

Sempre con la spada nella mano destra, afferrai con la sinistra la freccia conficcata nella sua spalla e tirai con tutte le mie forze, pregando dentro di me di non stare per cadere dalla padella alla brace....
(...)

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