DM MasterUju
La città di Miribar, all'estremo nord della costa della spada è costruita sopra alle caverne di un antico regno nanico...
Le due razze convivono e condividono il territorio pacificamente, umani sopra, nani nel sottosuolo... rendendo questo regno ricco, prospero e pacifico...
almeno per molti di essi...
Ci sono bambini che alla nascita sono molto fortunati e vengono al mondo in una ricca casa della città alta, dove possono crescere negli agi e tra innumerevoli possibilità...
Molti altri, meno fortunati nascono nelle famiglie della città bassa ritrovandosi a fare una vita più faticosa e senza dubbio con molte meno occasioni di diventare celebri avventurieri o potenti possidenti di terre e castelli...
Ci sono anche quelli molto sfortunati, che nascono nella merda delle famiglie di fuori le mura, sopravvivono a stento e spesso si ritrovano a vagare nelle gallerie abbandonate cercando espedienti per tirare avanti...
E poi ci sei tu...
Ti sembra di ricordare che una volta c'era un buco in cui vivevi con delle persone, qualcuno che provava ad accudirti e farti mangiare ma il ricordo è ormai sbiadito e quasi del tutto scomparso...
Sai soltanto che un giorno qualcuno di loro fece arrabbiare le persone sbagliate... avevi circa sette anni e la porta della casa si spalancò di colpo, parte delle assi caddero nel fuoco e la notte si tinse di fiamme e sangue mentre tutti venivano massacrati senza remore e pietà...
Quella fù la prima volta in cui ti nascosi agli occhi delle altre persone e tale scelta ti salvò la vita...
continuando a farlo per i dieci anni successivi...
Ti nascondi per rubare dai banchi del mercato, ti nascondi per cacciare con l'arco che hai rubato e ti nascondi per dormire sonni agitati le poche ore che ti concedi ogni notte...
Sei diventata una macchia ai lati della vista di chiunque, nessuno ti nota mai o ti rivolge la parola...
Certi giorni credi di aver perso la capacità di parlare, visto che ormai usi la voce solo per imitare i suoni degli animali come richiamo o quelli di oggetti per attirare altrove l'attenzione di qualcuno che sta per voltarsi dalla tua parte...
Per tutte queste ragioni, ora ti ritrovi del tutto incredula mentre questa cosa ti sta parlando,
questo essere morente che pare averti scelta tra tutti quelli cui si sarebbe potuto rivolgere e sia venuto nel tuo nascondiglio preferendolo alla moltitudine di altre scelte che questa città avrebbe da offrire...
La sua ombra dalle fattezze vagamente umane, si è allungata dal fuoco che avevi appena ravvivato per poi staccarsi dal muro e farsi avanti tremolando...
è grande e ti sovrasta ma non sembra in grado di essere aggressiva...
allunga la mano nella tua direzione come volesse toccarti...
la sua voce pare un grattare di unghie sulla pietra...
"Ho bisogno di un corpo... per restare... ho bisogno del tuo corpo... ho bisogno del tuo permesso per restare... lasciami entrare..."
(...)
(...)
Manzarek
"Sto viscidone" penso mentre emetto una serie di soffi felini. Continuo a sperare intimamente non si stia rivolgendo a me, ma procede dritto nella mia direzione e non posso concedermi il tempo di guardarmi alle spalle per verificare eventuali altre presenze. Sono costretta ad affrontare la realtà: nel dubbio meglio presumere sia proprio con me che ce l'ha. Afferro un pugnale e stringendolo indietreggio, continuando a soffiare. Non amo il combattimento, non amo le rotture de cojoni, questo pare pure mezzo decrepito e l'idea di dovergli far del male non è che mi sembri così rosea. Altrettanto poco allettante mi sembra tuttavia l'idea di "farlo entrare" per cui, ormai quasi con le spalle al muro, noto un'apertura nel terreno sulla destra, alle spalle della figura che ormai quasi mi è addosso. Potrei abbassarmi, sgattaiolare via tra le sue gambe e lanciarmi con un balzo nella cavità sotterranea. Il pugnale nello stinco non me la sento di piantarglielo, lo rallenterebbe ma... porello, dai. "Toc toc toc" dice lui. A quel punto scatto
"Sto viscidone" penso mentre emetto una serie di soffi felini. Continuo a sperare intimamente non si stia rivolgendo a me, ma procede dritto nella mia direzione e non posso concedermi il tempo di guardarmi alle spalle per verificare eventuali altre presenze. Sono costretta ad affrontare la realtà: nel dubbio meglio presumere sia proprio con me che ce l'ha. Afferro un pugnale e stringendolo indietreggio, continuando a soffiare. Non amo il combattimento, non amo le rotture de cojoni, questo pare pure mezzo decrepito e l'idea di dovergli far del male non è che mi sembri così rosea. Altrettanto poco allettante mi sembra tuttavia l'idea di "farlo entrare" per cui, ormai quasi con le spalle al muro, noto un'apertura nel terreno sulla destra, alle spalle della figura che ormai quasi mi è addosso. Potrei abbassarmi, sgattaiolare via tra le sue gambe e lanciarmi con un balzo nella cavità sotterranea. Il pugnale nello stinco non me la sento di piantarglielo, lo rallenterebbe ma... porello, dai. "Toc toc toc" dice lui. A quel punto scatto
(...)
DM MasterUju
"Lasciami entrare..." Gracchia la figura con tono sempre più flebile mentre cerca di avvicinarsi tremando...
Ha la mano protesa verso di te ma si ferma prima di toccarti, come fosse in attesa di un tuo gesto...
"O del mio permesso..." pensi per un attimo
Poi l'istinto prende il sopravvento e i muscoli di gambe e schiena reagiscono rispondendo a quanto sono più abituati a fare, rotoli in avanti, cercando di passargli tra le gambe... qualcosa non va secondo i calcoli e ti accorgi che andrai a sbattere su una delle sue caviglie, oppure no.
nella tua breve vita ti è già capitato di vedere creature magiche ma mai da così vicino... figuriamoci passargli attraverso...
pensi che dopo ti dovrai concedere qualche momento di stupore ma decisamente non è questo il momento, quindi senza esitare scatti verso la via di fuga d'emergenza che in passato ti ha fatto preferire questo nascondiglio a molti altri...
ti infili tra le rocce convinta che la creatura cercherà di inseguirti ma le sue dimensioni gli impediranno il passaggio, poi dovrai percorrere giusto qualche metro nella strettoia prima di sbucare in una caverna più grande che si inerpica fino a fuori città...
ti volti solo un momento e ti viene da mettere a fuoco...
la grande ombra sta ferma davanti al fuoco... gracchia di nuovo ma più piano della precedente, la sua figura si fa sempre meno nitida e riesci anche a vederci attraverso...
Nel momento che ti concedi per guardare ti ricorda un grosso uccello nero ... quasi quanto un uomo inquietante ...
tiene sempre la mano protesa nella tua direzione seppure senza muoversi
"A... iu... ta... mi..."
(...)
Manzarek
(...)
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